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Mutti , in collaborazione con WWF e con il supporto della Facoltà di Agraria e del Dipartimento di Ecologia Forestale dell' Università della Tuscia , ha effettuato l'analisi dei consumi idrici della propria produzione ( impronta idrica - dalla coltivazione del pomodoro al prodotto finito) e ha definito alcuni scenari di riduzione dei propri impatti ambientali. È stata, infatti, analizzata l'intera catena di produzione (coltivazione dei pomodori, lavorazione in stabilimento, confezionamento) ed è stata calcolata la quantità di acqua immagazzinata in ogni prodotto Mutti (concentrati, salse, passate, polpe, ecc.). La metodologia adoperata dettaglia per il caso specifico le linee guida del Water Footprint Network, la più autorevole rete internazionale che riunisce Istituti di ricerca, Agenzie governative, ONG e settore privato con l'obiettivo di promuovere l'utilizzo sostenibile, equo ed efficiente delle risorse idriche mondiali. Il Gruppo Mutti sta definendo, in collaborazione con WWF, azioni e misure per ridurre la propria impronta idrica, in particolare lungo la catena di fornitura, attraverso attività di sensibilizzazione e di supporto ai propri fornitori per l'adozione di pratiche agricole maggiormente sostenibili. Mutti ha calcolato inoltre l' impronta di carbonio della propria attività produttiva, secondo il GHG Protocol, il protocollo internazionale messo a punto dal World Resource Institute. L'analisi delle potenzialità di riduzione dei consumi di energia da parte degli impianti di produzione permetterà a Mutti di individuare obiettivi concreti dando vita a progetti per la riduzione dei gas serra.

Carrello della Spesa

Con l'obiettivo di sensibilizzare i consumatori sul tema delle scelte alimentari, WWF e Mutti hanno realizzato una nuova versione del "Carrello della Spesa", strumento che prende in considerazione i nostri consumi quotidiani analizzando sia l'impronta di carbonio sia l'impronta idrica. I dati relativi ai diversi prodotti di questo "supermercato virtuale" sono stati ottenuti con l'approccio metodologico dell'analisi del ciclo di vita () nel percorso "dall'azienda alla forchetta", ossia produzione agricola o zootecnica, trasformazione dei prodotti alimentari, distribuzione all'ingrosso e al dettaglio, per finire con il consumo. Tutti i dati sono di letteratura ad eccezione dei dati sul pomodoro e sui prodotti derivati che, a differenza degli altri, sono "originali" poichè derivano direttamente dallo studio effettuato da Mutti e WWF. Mutti, infatti, è la prima azienda in Italia e tra le poche al mondo ad aver calcolato l'impronta idrica collegata a tutte le linee produttive dei propri impianti.

Approfondimento sui principali risultati del lavoro WWF e Mutti

Di seguito la tabella con le impronte idriche di 2 prodotti finiti (passata e polpa) da cui si evince la totale di prodotto e la delle singole componenti del prodotto stesso. L'impronta idrica del pomodoro fresco è: 156,45 l/kg suddivisa in L'impronta idrica Grey del pomodoro fresco è determinata dal L'impronta idrica media dei prodotti Mutti è di 392,92 l/kg ed è suddivisa nelle 3 componenti dell'impronta idrica (litri per chilo di prodotto, l/kg) come di seguito riportato Impronta idrica totale (blue+green+grey) suddivisa per famiglie di prodotti (litri per chilo di prodotto, l/kg): Nella figura sottostante la percentuale di destinazione del pomodoro nelle singole famiglie di prodotti Rispetto all'impronta idrica totale, che include la coltivazione del pomodoro e degli altri ingredienti + la produzione di packaging + l'uso dell'energia e dei trasporti + la fase operativa , quest'ultima (svolta in stabilimento per la lavorazione e il confezionamento/imballaggio del prodotto finito) rappresenta solo il 2% del totale . Di seguito è riportato il peso delle 3 componenti sull'impronta idrica totale:

Seleziona il personaggio con cui iniziare la spesa nel supermercato virtuale. Rispondi alla domanda specificando il numero dei componenti della famiglia e metti nel carrello esattamente quello che acquisteresti per la spesa di una settimana. Spostati tra i vari reparti (frutta, verdura, carne e pesce) e, uno alla volta, trascina nel carrello i prodotti, specificando la quantità e l'imballaggio, clicca su "inserisci" per confermare o su "annulla" per rimuovere. Se vuoi rivedere la spesa e modificare le quantità precedentemente scelte o cambiare gli imballaggi selezionati, clicca sull'icona verde del carrello in alto a sinistra. Al termine della spesa clicca su "vai alla cassa", rispondi alle domande e accedi al risultato finale. Come in ogni spesa che si rispetti, al termine ti attende uno scontrinoin cui è riportato il "prezzo" non monetario ma ambientale delle tue scelte in termini di chili di CO 2eq emessi (impronta di carbonio) e litri di acqua consumati (impronta idrica). Per ridurre il costo ambientale, il Wwf ti propone un Decalogo della sostenibilità, dieci indicazioni per un'alimentazione a minor impatto ambientale.

Mangiare può diventare un gesto ecologico10 suggerimenti per un'alimentazione a minore impatto ambientale

Introduzione

Il riscaldamento globale, la desertificazione e la perdita di biodiversità sono solo alcuni dei cambiamenti che il Pianeta sta subendo principalmente a causa delle attività dell'uomo. Tra le tante attività che contribuiscono a questi cambiamenti, grande responsabilità è da attribuire anche a come si produce e consuma il cibo. Per tutti gli esseri viventi il cibo è necessario per vivere, ma la qualità, la quantità e la tipologia di questo cibo possono influire molto sullo stato di salute, sia nostro sia dell'ambiente. Nella moderna civiltà altamente tecnologizzata è facile dimenticare come l'economia – e in realtà la nostra stessa esistenza - dipendano interamente dai sistemi naturali e dalle risorse del Pianeta. Dipendiamo per esempio dal clima per la presenza di ambienti idonei all'agricoltura, dal ciclo idrico per la disponibilità di acqua dolce, dai processi geologici per la formazione di suoli biologicamente produttivi e dagli insetti per l'impollinazione delle piante da frutto, degli ortaggi e delle colture erbacee. Nell'ultimo secolo, la popolazione mondiale è quadruplicata e il consumo globale di risorse è cresciuto al punto in cui, oggi, l'umanità esercita una richiesta sui sistemi naturali che supera la loro capacità di dare risposta a queste esigenze: usiamo le risorse più velocemente di quanto la Terra riesca a rigenerale e produciamo molti più rifiuti e scarti, tra cui le emissioni di gas serra, di quanti la Terra riesca ad assorbirne. Per esempio, ogni anno, l'estrazione di acqua dal sottosuolo eccede il naturale ricarico determinando un impoverimento delle riserve e la concentrazione di gas ad effetto serra nell'atmosfera è oggi quasi il 40 per cento più alta del periodo pre-industriale, con gravi conseguenze sugli habitat e sulle specie. È quanto mai urgente lo sviluppo di buone pratiche di consumo, a livello nazionale e internazionale, che consentano una significativa riduzione degli impatti. Questo significa che è necessario scegliere ogni giorno un'alimentazione che sia sostenibile per il nostro pianeta e fonte di benessere per gli individui sempre più affetti da malattie legate a una cattiva o eccessiva alimentazione.

(1) Acquista prodotti locali

4 buoni motivi per acquistare "locale": L´importazione di prodotti agricoli, in Italia, produce 13,35 milioni di tonnellate di CO 2 eq* l´anno e rappresenta il 67% delle emissioni dovute ai trasporti. Per la loro stessa natura i frutti tropicali (ad esempio banane e ananas) vengono da lontano e per arrivare nei nostri carrelli percorrono enormi distanze in aereo dove, peraltro, vengono mantenuti refrigerati per garantirne il buono stato di conservazione. Ciò ha un prezzo, prima di tutto, ambientale a causa delle elevate emissioni di CO 2 che comporta. È, infatti, evidente come più lungo sia il viaggio effettuato da un alimento, maggiori siano i suoi consumi di energia e le emissioni di gas serra associate. Anche all´interno del nostro Paese le stime mostrano come il 98% della produzione agricola fresca venga trasportata a distanze superiori a 50 km dal luogo di produzione. Cerca di orientare quanto più possibile le tue scelte verso le varietà di frutta e verdura italiane e prodotte nella tua zona. Infatti, il patrimonio genetico delle specie animali e vegetali addomesticate (l'agrobiodiversità) si è notevolmente ridotto negli ultimi decenni, sotto la spinta dell'aumento della produttività e dei profitti. Ciò ha comportato la selezione di un numero limitato di varietà di piante da coltivare e di razze animali da allevare tutte caratterizzate da un elevato rendimento. L'agrobiodiversità rischia quindi di impoverirsi a causa delle monocolture e della diffusione degli Ogm, perdendo la capacità di adattarsi ai cambiamenti ambientali in atto. In quest'ottica riscoprire colture di nicchia ormai dimenticate, prodotti locali per i quali la distribuzione non si sviluppa su grande scala, rappresenta una scelta importante per la salvaguardia dell'ambiente.

(2) Scegli prodotti "di stagione"

Se mangiare frutta e verdura è importante, altrettanto importante è mangiarle nel momento giusto. La frutta e la verdura hanno una propria stagionalità. In natura le specie animali si nutrono in maniera diversa a seconda delle stagioni e questo è importante per la conservazione degli ecosistemi. L'uomo, grazie alla tecnologia e alle importazioni, può potenzialmente mangiare in ogni momento dell'anno qualsiasi alimento mentre uno dei principi più importanti di una dieta sana ed equilibrata è proprio la varietà. Consumare frutta e verdura di stagione aiuta a rispettare questo principio. Inoltre i prodotti di stagione, soprattutto se locali, impiegano poco tempo per arrivare sulle nostre tavole mantenendo così un più elevato contenuto di vitamine e nutrienti rispetto a quelle che, fuori stagione, devono fare molta strada e permanere nei frigoriferi prima di giungere ai banchi del supermercato. Associate agli aspetti salutistici ci sono le questioni ecologiche: i prodotti di stagione aiutano l'ambiente perchè in generale determinano minori emissioni di carbonio. La produzione in ecosistemi artificiali o in serre richiede un´enorme quantità di energia per il mantenimento delle temperature di coltivazione, energia che viene prodotta in massima parte con l´impiego di combustibili fossili. È il caso del pomodoro dove, per la coltivazione in serra, il fattore di emissione è circa 60 volte superiore a quello della coltivazione in campo. In inverno, una buona soluzione per ridurre il consumo di pomodori freschi sta nell´usare le conserve e limitare al massimo le insalate, mangiando altre verdure e provando ricette diverse.

(3) Riduci i consumi di carne

La produzione mondiale di carne ha raggiunto i 281 milioni di tonnellate nel 2009, con un incremento del 20% dal 2000 a oggi. Che le automobili fossero responsabili dei cambiamenti climatici è noto a tutti, ma pochi sanno che l'allevamento genera molti più gas serra dell'intero settore dei trasporti classificandosi tra le maggiori cause di aumento di temperatura media terrestre. Certamente qualsiasi alimento che consumiamo, comprese frutta e verdura, implica dei costi ambientali, ma tali costi per la produzione di vegetali sono molto inferiori a quelli della produzione di carne e altri alimenti animali. Questo è particolarmente vero per i ruminanti (bovini in special modo) le cui elevate emissioni, soprattutto di metano, sono determinate da: Guardiamo qualche numero. Le diverse preparazioni a base di carne (maiale, pollame e manzo) hanno emissioni molto differenti: 3,2 chilogrammi di anidride carbonica equivalente (kg CO 2 e) per 1 kg di carne di pollo, 4,6 kg CO 2 e per il maiale e ben 68 kg CO 2 e per il filetto di manzo. Queste differenze sono dovute sia ai metabolismi digestivi degli animali sia alla quantità di cibo necessaria a far crescere di 1 kg l'animale: se per far aumentare di 1 kg un vitello servono 13 kg di mangime, per un pollo ne bastano 3. Il settore zootecnico ha anche elevati consumi idrici che fanno si che la produzione di 1 kg di carne di manzo richieda oltre 16 mila litri di acqua. Lo stesso quantitativo di patate richiede "solo" 900 litri di acqua. Se non vuoi rinunciare alla carne, cerca almeno di ridurre il numero di volte in cui la mangi a settimana e le porzioni, consumando quei prodotti che veramente ti piacciono e di cui non puoi fare e meno e sostituendo il resto con altre fonti proteiche, come per esempio le uova.

(4) Evita il pesce appartenente a specie sovrasfruttate

Il pescato mondiale ha raggiunto le 145 milioni di tonnellate nel 2009, il quantitativo più elevato da quando l'umanità utilizza i prodotti del mare. La crescita più consistente è dovuta alla produzione da acquacoltura con un incremento che è stato di 50 volte dagli anni Cinquanta del secolo scorso ad oggi e si prevede sorpasserà la cattura di pesce in mare in pochi anni. Questo perchè abbiamo pescato e stiamo pescando più di quanto le popolazioni ittiche siano in grado di riprodursi. Sulle tavole dei consumatori italiani arriva pesce da tutto il mondo. Nessuno si chiede da dove vengano sogliole, scorfani o rane pescatrici. In Italia, quasi nessuno mangerebbe una specie terrestre a rischio d´estinzione, mentre spesso questo avviene quando si consuma del pesce come il baccalà o il sushi di tonno rosso. Mangiamo tonno pinne gialle in scatola proveniente dalle aree subtropicali del Pianeta, mentre il tonno rosso del Mediterraneo va praticamente tutto venduto in Giappone. Tonni che ormai migrano più da morti che da vivi. Con annesse emissioni di CO 2 , dovute a refrigerazione e trasporti, non indifferenti. Sulle nostre tavole arriva anche pesce d´allevamento, che rappresenta una buona fonte di produzione di proteine ma, essendo l´acquacoltura un´attività complessa, presenta delle criticità con talvolta impatti sull´ambiente non trascurabili. Infatti, le normali attività produttive di acquacoltura comportano una continua immissione (diretta o indiretta) di elevate quantità di nutrienti e di farmaci negli ecosistemi acquatici confinanti. In particolare negli impianti intensivi in mare aperto anche il mangime medicato non consumato contribuisce all´immissione di questi composti nell´ambiente. 5 buone regole da seguire nel momento in cui compri del pesce: Per un aiuto nelle scelte la guida del WWF Link alla guida "Sai che pesci pigliare"

(5) Privilegia i prodotti biologici

L´agricoltura biologica è un metodo di produzione che non solo consente di disporre di cibi più sani e saporiti ma che comporta anche una serie di benefici ambientali. Rispetto ai cambiamenti climatici in atto, è noto come le coltivazioni biologiche siano in grado di migliorare fortemente la capacità dei suoli di assorbire e fissare il carbonio, sottraendo così anidride carbonica dall´atmosfera. Un campo coltivato con metodo biologico sequestra oltre 5 volte il carbonio di uno coltivato con metodologie convenzionali (basato su monocolture, arature profonde, con l´uso di diserbanti, concimi e pesticidi). Alle pratiche agricole biologiche sono anche solitamente associati minori consumi di energia dovuti all´impiego di tecniche e macchinari meno energivori rispetto a quelli usati nelle coltivazioni convenzionali. In agricoltura biologica non si utilizzano sostanze chimiche di sintesi (concimi, diserbanti, insetticidi, pesticidi) ma si provvede alla difesa delle colture in via preventiva e con tecniche di coltivazione appropriate che si avvalgano per esempio della rotazione delle culture, appropriata scelta delle varietà per competere con le erbe infestanti e per resistere alle malattie, etc. L'agricoltura biologica, proibendo l'uso di fertilizzanti chimici e i pesticidi per le piante, antibiotici e ormoni per gli animali, riduce significativamente il rischio di contaminazione dei corsi d'acqua e di bioaccumulo di sostanze tossiche nella rete alimentare. Viene inoltre messa in atto una riduzione dell´irrigazione intensiva contribuendo a salvaguardare le risorse idriche, dal momento che oggi l´agricoltura in Italia è responsabile di oltre il 60% dei consumi idrici nazionali. Privilegia varietà locali di piante e razze autoctone di animali (proibendo l'uso di organismi geneticamente modificati), preservando così la diversità genetica delle specie addomesticate, permettendo anche alle specie selvatiche di integrarsi alle pratiche agricole e contribuendo alla conservazione degli habitat e delle specie. Nella zootecnia biologica è la forte l'attenzione ad aumentare il benessere degli animali, creando ambienti più adatti alle specie animali con giacigli e stalle adeguate, accesso all'aria aperta, cibo appropriato e divieto di stabulazione fissa.

(6) Riduci gli sprechi: se l´hai acquistato, mangialo.

I numeri dello spreco in Italia sono impressionanti: ogni anno finiscono nella spazzatura 12 miliardi di euro e oltre 20 tonnellate di cibo ancora buono, di cui 250.000 tonnellate di carne. Secondo i dati Aduc le famiglie italiane gettano il 17% dei prodotti ortofrutticoli e il 35% dei prodotti di derivazione animale (uova, carne, latte e formaggi) per un valore di 560 euro l´anno a famiglia. I principale motivo di questo spreco è la disattenzione: si acquistano quantità maggiori del necessario e non si conservano correttamente i prodotti. Non solo quindi una grossa perdita di denaro: sprecare inquina e ha un elevato impatto ambientale. La produzione di un alimento, richiede infatti grandi quantità di terra, energia e acqua che vanno perse nel momento in l'alimento viene gettato via. Non solo, se consideriamo tutti i passaggi che quell'alimento fa dall´azienda alla forchetta, bisogna includere tutte le fasi di produzione, trasformazione, distribuzione, passaggi tutti con elevati impatti ambientali. Se il cibo viene gettato nel cassonetto indifferenziato (e non nel cassonetto dell´organico) si ha un ulteriore spreco in quanto, non venendo avviato alla produzione di compost, non può essere recuperato come fertilizzante naturale e produce anche un impatto aggiuntivo dovuto all'incenerimento. In quest'ottica il carrello della spesa virtuale del WWF intende fornire una valutazione dell'impatto degli alimenti usando due indicatori (impronta idrica e di carbonio) rappresentativi del consumo di risorse (acqua) e emissioni di anidride carbonica fornendo un quadro completo degli effetti dei nostri comportamenti e delle nostre scelte. Acquista e prepara solo il cibo che hai la certezza riuscirai a mangiare, se non riesci a finire tutto, conserva gli avanzi in frigorifero e consumali il giorno successivo, sempre previo riscaldamento a temperatura elevata (70-75°C) per qualche minuto.

(7) Acquista prodotti con pochi imballaggi

Ciascun italiano produce quasi 532 kg di rifiuti l´anno per un costo medio di gestione di 138,22 euro. Il 38% di questi rifiuti è costituito da imballaggi. L´impatto ambientale dell´imballaggio (packaging) in Italia è molto elevato, pari a 225 kg CO 2 eq pro-capite l´anno, soprattutto per alcuni prodotti e per le bevande alcoliche o analcoliche imbottigliate. Tutto quello che, infatti, acquistiamo (bibite, prodotti per la casa e per l´igiene personale, conserve, pane, ecc.) per poter arrivare sullo scaffale del supermercato e poi nelle nostre case ha bisogno di essere impacchettato o confezionato. Gli imballaggi però, una volta giunti nelle nostre case e svolta la loro funzione, si trasformano in rifiuti da smaltire. Il problema dei rifiuti non si risolve intervenendo a valle, su ciò che deve essere smaltito, è necessario cercare di limitare a monte la quantità di scarti prodotti. Come consumatori possiamo scegliere di acquistare merci con meno imballaggi, ricordando che questi rappresentano un costo a carico dell´ambiente in cui viviamo. In quest´ottica diventa quindi importante imparare a preferire i formati più grandi piuttosto che le monodosi per ridurre la produzione di imballaggi per quantità di cibo consumato. Un classico esempio è quello di scegliere lo zucchero in formati da 1 kg piuttosto che in bustine tipo bar. Inoltre gli imballaggi incidono notevolmente sul costo del prodotto finito, anche a livello del prezzo. La chiave di volta del futuro, per la drastica riduzione dei rifiuti, passa necessariamente attraverso i prodotti sfusi e alla spina (in cui i consumatori si recano nei punti vendita muniti di un contenitore che poi riempiranno grazie al sistema dei dispenser) che puntano a ridurre rispettivamente i contenitori necessari o a permetterne il riutilizzo. Queste metodologie di vendita dovrebbero diventare pratica diffusa per la gran parte dei prodotti (frutta,verdura, detersivi, latte, pasta, acqua minerale e quant´altro).

(8) Riduci il consumo i cibi eccessivamente elaborati

I piatti pronti hanno fatto registrare, tra tutti gli alimentari, il record di aumento delle quantità acquistate con una crescita del 10% negli ultimi anni. Nella categoria dei cibi elaborati, i consumi di verdure pronte sono triplicati negli ultimi 10 anni, arrivando nel 2010 ad essere presenti nel carrello di 1 italiano su 2, soprattutto insalate pronte. Nel 2008, il volume del mercato dell'ortofrutta pronta per l'uso, la cosiddetta "quarta gamma", è stato pari a 90 milioni di chili per una spesa di 700 milioni di euro. Questa tipologia di alimenti che include anche sughi, surgelati, caffè in cialde, piatti pronti refrigerati, barrette di cereali, frutta già tagliata in vaschetta e prodotti light ha impatti molto elevati, prioritariamente dovuti alle richieste di energia nelle fasi di produzione e conservazione. Basta a tal fine citare la «catena del freddo» per la conservazione degli alimenti surgelati. Le emissioni di CO 2 per la generazione del freddo derivano sia dall'elevato consumo energetico di corrente degli impianti, sia da emissioni dirette, dovute cioè alle perdite di refrigeranti anch'essi capaci di contribuire all'effetto serra. Per valutare l'impatto dei principali alimenti, un indicatore del livello di insostenibilità del sistema alimentare contemporaneo è dato dal rapporto fra l´energia consumata per la preparazione di un alimento e l´apporto energetico dell´alimento stesso. Se nel 1910, nelle società pre-industriali, il suddetto rapporto era all´incirca unitario (tanta energia veniva spesa tanta ne restituiva l´alimento), oggi, in alcuni casi si arriva a superare quota 100, soprattutto se si includono i costi di trasporto, che vuol dire che per produrre un alimento viene utilizzata 100 volte più energia di quanta questo ne fornisca nel momento in cui viene consumato. È evidente dunque l'importanza di essere consapevoli delle conseguenze esplicite ed implicite di natura ecologica, sociale ed economica delle proprie scelte alimentari. Non si deve rinunciare a tutto, ma provare a sostituire qualche snack con un frutto fresco e rimettersi qualche volta in più ai fornelli, per non perdere la conoscenza delle caratteristiche e proprietà dei cibi che si portano a tavola e delle tradizioni culinarie italiane.

(9) Bevi l'acqua di rubinetto

L'acqua minerale in bottiglia (di plastica o di vetro) è totalmente insostenibile sotto il profilo ambientale. Il ricorso all'acqua in bottiglia potrebbe essere giustificato solo laddove quella del rubinetto non desse risultati soddisfacenti per l'uso alimentare. Nella gran parte delle città italiane, invece, la qualità dell'acqua di rubinetto è garantita: è sicura, salubre, limpida, batteriologicamente pura e accettabile al gusto. Di contro gli italiani, attirati probabilmente dai messaggi pubblicitari che attribuiscono all'acqua imbottigliata proprietà "terapeutiche" e di dimagrimento, difficili da dimostrare ma d'effetto soprattutto sul prezzo finale, sono i più grandi consumatori d'Europa di acqua in bottiglia, con 186 litri a testa avendo a disposizione oltre 250 marche di acque minerali naturali. Per rendersi conto dell'entità del problema basti pensare che siamo oltre 60 milioni di persone. Spesso inoltre si tratta solo di una questione di gusto: molti non sanno che bisogna solo lasciar riposare l'acqua per qualche ora perchè il sapore diventi più gradevole. É invece un dato di fatto come l'acqua imbottigliata determini un enorme aumento dei cicli di produzione e smaltimento dei contenitori in plastica (solitamente in PET, la bottiglia, e in differente polimero, il tappo), nonchè un inquinamento dovuto alle operazioni di trasporto, principalmente effettuate su gomma. Dal punto di vista della sostenibilità ambientale è assolutamente insensato trasportare, per i normali consumi familiari, bottiglie di acqua da una parte all'altra del nostro Paese spostandole per migliaia di chilometri così come altrettanto insostenibile appare la mole di rifiuti che ogni anno deve essere gestita, spesso con operazioni di smaltimento fortemente inquinanti. La migliore acqua da bere non si trova necessariamente in una bottiglia, se vogliamo bere acqua pura dobbiamo porre maggiori sforzi nel proteggere fiumi, laghi e falde idriche e investire affinchè l'acqua arrivi in modo sicuro alle case del consumatore attraverso i rubinetti.

(10) Evita gli sprechi anche ai fornelli

Oltre a riciclare quello che avanza in cucina, anche l'uso corretto dei fornelli può aiutare a non "bruciare" risorse! Quando usi il forno, puoi decidere di mettere a cuocere più teglie insieme, cercando di evitare di aprire in continuazione il forno per verificare cosa stia succedendo alle tue pietanze. Puoi, inoltre, spegnere qualche minuto prima dell´avvenuta cottura, ultimandola con il calore residuo. Un´altra potenziale forma di risparmio è legata all´uso del coperchio capace di ridurre i tempi di cottura e l´energia utilizzata. Occhio alla fiamma: è importante scegliere pentole e fornelli proporzionati tra di loro, infatti solo il calore che raggiunge il fondo della pentola è utile alla cottura…se la fiamma va oltre i bordi spreca energia, oltre a bruciare i manici! Ultimo ma non meno importante, per le cotture lunghe è bene utilizzare la pentola a pressione, capace di dimezzare i tempi e gli sprechi di energia.

Perchè questo carrello della spesa?

Dieta o meno, tutti abbiamo controllato almeno una volta le calorie e i grassi riportati sull'etichetta dei cibi acquistati. Oggi tutti gli alimenti in commercio consentono di valutarne il valore energetico. Meno semplice è valutare e confrontare quale sia il peso ambientale di diversi alimenti quali pesce, carne, latte e derivati, legumi, frutta e verdura. Il "Carrello della spesa virtuale" del WWF intende fornire una valutazione dell'impatto degli alimenti usando due indicatori (impronta idrica e di carbonio) rappresentativi rispettivamente del consumo di acqua e delle emissioni di gas serra. La sostenibilità o meno di un alimento dal punto di vista ambientale è, infatti, un problema complesso. Innanzitutto perchè può essere misurata in molti diversi modi a seconda dei fattori di cui si tiene conto: le emissioni di anidride carbonica e altri gas serra, emissione di inquinanti nel suolo, nelle acque, nell'atmosfera, depauperamento delle risorse idriche, rifiuti prodotti e conservazione della biodiversità e degli ecosistemi. Inoltre la sostenibilità di un alimento viene influenzata da diverse variabili che riguardano il suo processo di produzione e trasformazione nonchè il viaggio che percorre tra il luogo di produzione a quello di consumo e, per frutta e verdura, anche la stagione in cui viene prodotto e consumato. Il carrello della spesa con i suoi "scontrini ambientali" intende fornire un quadro degli effetti sull'ambiente dei nostri comportamenti e delle nostre scelte. La conoscenza dell'impatto degli alimenti acquista un significato ancora più ampio se inserito in un percorso di ricerca di un'alimentazione che sia sostenibile per il nostro Pianeta e fonte di benessere per gli individui sempre più affetti da malattie legate a una cattiva o eccessiva alimentazione. Alimentazione sostenibile significa quindi non solo riduzione degli impatti ambientali, considerazione dei limiti fisici del nostro Pianeta e della capacità di carico degli ecosistemi ma anche adozione di stili alimentari più salutari, aspetti molto spesso coincidenti.

Che cos'è l'impronta idrica?

Il concetto di impronta idrica (Water Footprint) è analogo a quello di impronta ecologica o di carbonio, ma indica l'uso di acqua invece che di territorio produttivo o di energia fossile. Si tratta di un indicatore che misura il livello di sostenibilità (o insostenibilità) delle nostre azioni sui sistemi naturali. L'impronta idrica di un prodotto è il volume totale di acqua dolce utilizzato per produrre il prodotto stesso, calcolato lungo tutta la catena di produzione. Si basa sul principio secondo cui, oltre all'acqua direttamente consumata per ottenere un prodotto (materia prima), occorre calcolare anche il volume di acqua necessario per rendere tale prodotto disponibile al consumo (dal reperimento delle materie prime alla loro trasformazione, all'imballaggio, al trasporto), ossia l'acqua virtuale, il flusso nascosto nell'intera catena di approvvigionamento. L'uso idrico è misurato in termini di volume d'acqua consumata (evaporata) o inquinata, relativamente alla zona di provenienza di quel volume idrico. Molti problemi idrici dipendono infatti dalla disponibilità locale della risorsa e, dunque, le informazioni sull'origine dell'acqua dolce sono essenziali per determinare la salute ambientale o umana e le implicazioni del suo utilizzo. L'impronta idrica è la somma di tre componenti: l'impronta idrica blu, impronta idrica verde e impronta idrica grigia. L'impronta idrica blu è il volume di acqua dolce (acque superficiali e sotterranee)sottratta al ciclo naturale e impiegata nelle produzioni. L'impronta idrica verde è il volume di acqua piovana traspirata durante la coltivazione e l'impronta idrica grigio è il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti a tal punto che la qualità delle acque torni sopra gli standard di qualità. Il concetto di impronta idrica è stato introdotto per rispondere alla necessità indicatori di consumo per l'uso di acqua dolce e nel riconoscimento che, l'impatto sulle risorse idriche presenti sul pianeta, possa essere ricondotto al consumo umano e che questioni come scarsità di acqua e l'inquinamento delle risorse idriche possano essere meglio comprese ed affrontate considerando il processo produttivo e la filiera produttiva come una cosa unica. Per ulteriori approfondimenti http://www.waterfootprint.org

Che cos'è l'impronta di carbonio?

È un indicatore che misura la quantità di gas ad effetto serra prodotta dalle nostre attività, con riferimento al biossido di carbonio (CO 2 ) o al carbonio calcolate lungo l'intero ciclo di vita del sistema in analisi. Per soddisfare la domanda di energia che serve a riscaldare e illuminare la tua casa, alimentare la tua auto, far volare gli aerei e i treni su cui viaggi, viene bruciata una quantità sempre crescente di combustibili fossili come carbone, gas e petrolio. L'impronta di carbonio del cibo è una stima di tutte le emissioni causate dalla produzione (ad esempio l'agricoltura o l'allevamento), la produzione e la distribuzione al consumatore fino allo smaltimento degli imballaggi. Facciamo l'esempio di un pomodoro: la produzione in serra di 1 kg di pomodori rilascia 3,5 kg di CO 2 eq, mentre la stessa quantità prodotta in campo meno di 0,05 kg, ben 70 volte più bassa! Senza contare il trasporto aereo dei prodotti da un capo all'altro del pianeta. Ne consegue come l'acquisto di prodotti di stagione abbia un impatto minore sull'ambiente poichè la produzione in serre richiede un'enorme quantità di energia per il mantenimento delle temperature di coltivazione

Che cos'è l'anidride carbonica?

Quasi tutte le molecole di cui sono fatti gli organismi viventi (carboidrati, grassi e proteine) contengono atomi di carbonio. Questi atomi passano continuamente da un organismo all'altro, all'atmosfera e al suolo. L'insieme dei possibili percorsi di un atomo di carbonio prende il nome di ciclo del carbonio. Tutti gli esseri viventi hanno bisogno di energia, che ottengono dagli alimenti, dalla cui metabolizzazione si libera anidride carbonica. Tutti gli esseri viventi respirano e quindi tutti producono anidride carbonica. E fin qui tutto bene. Il problema sorge nel momento in cui l'uomo ha scoperto i combustibili fossili, come il carbone, il petrolio e il gas, che si sono formati da organismi animali e vegetali rimasti sepolti per tempi lunghissimi. Tutti i materiali, nel momento in cui bruciano, reagiscono con l'ossigeno formando anidride carbonica, il principale gas a effetto serra prodotto dall'uomo che contribuisce al riscaldamento globale. L'uso intensivo dei combustibili fossili nell'ultimo secolo ha determinato l'aumento esponenziale della sua concentrazione nell'atmosfera determinando un incremento delle temperature medie globali, effetto con profonde ripercussioni sulla fauna e la flora selvatiche e sulle persone di tutto il mondo.

Cosa sono i gas serra e il riscaldamento globale?

I gas serra (biossido di carbonio CO 2 , metano CH4, protossido d'azoto N2O e altri) intrappolano il calore nell'atmosfera. Le concentrazioni dei gas ad effetto serra sono fortemente aumentate come risultato delle attività umane dal 1750 e, oggi, superano del 39% i valori pre-industriali. L'enorme aumento della concentrazione di questi gas, capaci di trattenere il calore terrestre, ha determinando un aumento delle temperature medie terrestri. Le spiegazioni per il riscaldamento osservato sono prioritariamente il risultato dell'intervento umano che ha determinato un aumento dell'effetto serra naturale.

Perchè talvolta si parla di carbonio altre di anidride carbonica? Sono la stessa cosa?

Non sono la stessa cosa. L'anidride carbonica è formata da 1 atomo di carbonio e 2 di ossigeno. Dal momento che un atomo di carbonio pesa 12 unità di massa atomica e ogni atomo di ossigeno ne pesa 16, una molecola di CO 2 peserà 12+16+16=44. Quindi l'equivalenza tra un atomo di carbonio e una molecola di CO 2 è 3,67 (peso della CO 2 /peso del carbonio -> 44/12=3,67). Questo è il valore che deve essere utilizzato per convertire i valori in carbonio in quelli in CO 2 (e viceversa). Per esempio, le emissioni di carbonio del 2007 causate dall'utilizzo di combustibili fossili ammontavano a 8,5 miliardi di tonnellate, equivalenti a 31,2 miliardi di tonnellate di CO 2 .

Che cos'è CO 2 eq?

CO 2 eq sta per CO 2 equivalente, ossia l'unità di misura che permette di pesare insieme le emissioni dei vari gas serra aventi differenti effetti sul clima. Ad esempio il metano ha un potenziale di riscaldamento 21 volte superiore rispetto alla CO 2 e per questo 1 tonnellata di metano viene contabilizzata come 21 tonnellate di CO 2 equivalente.

Perchè la carne ha impatti così elevati?

È ormai accertato dalla comunità scientifica internazionale che i prodotti animali - manzo, agnello, maiale e pollo - abbiano un impatto maggiore sull'ambiente rispetto agli altri prodotti alimentari di derivazione vegetale. Certamente qualsiasi alimento che consumiamo, comprese frutta e verdura, implica dei costi ambientali, ma tali costi per la produzione di vegetali sono molto inferiori a quelli della produzione di carne e altri derivati animali. Infatti, per produrre proteine e calorie animali sono necessarie grandi quantità di proteine e calorie vegetali. Una bistecca di manzo deriva per esempio da un bovino che ha vissuto per qualche anno in un'azienda, nutrito con cereali e foraggio che sono stati coltivati in campi seminati, irrigati, concimati e protetti dall'uso di pesticidi, a loro volta prodotti artificialmente da aziende chimiche che hanno consumato energia e rilasciato sostanze inquinanti per l'ambiente. Per questi motivi l'allevamento rappresenta la seconda causa di cambiamento climatico. Non solo ma il settore zootecnico è il più grande utilizzatore di suolo del mondo. Il disboscamento delle foreste per convertire i terreni in pascoli rappresenta un serio problema ambientale in molte aree del mondo.

Che cos'è l'industria agroalimentare?

È il settore che si occupa della commercializzazione, della trasformazione e della conservazione dei prodotti alimentari. Quasi tutti i prodotti alimentari, infatti, devono in qualche modo venire trasformati prima di essere mangiati. Anche le verdure fresche devono essere pulite e tagliate. Ci sono vari livelli di lavorazione degli alimenti: la raccolta delle colture, la pesca, la macellazione rappresentano i passi preliminari. Il taglio, la pulizia, l'imballaggio e la refrigerazione degli alimenti crudi li rendono pratici da utilizzare per il consumatore mantenendone il tenore di umidità e prevenendo (o ritardando) la crescita di batteri. La trasformazione secondaria fa un ulteriore passo avanti nella creazione di una vasta gamma di prodotti alimentari che vanno dalle verdure in scatola, preparati congelati, cibi precotti, formaggi, biscotti, salumi e una varietà di altri prodotti.

Cosa sono i combustibili fossili?

Sono combustibili che derivano dalla trasformazione della sostanza organica, su archi temporali estremamente lunghi, in forme più stabili e ricche di carbonio. Appartengono ai combustibili fossili: il petrolio e suoi derivati; il carbone; il gas naturale. I principali vantaggi di questo tipo di combustibili sono: un elevato rapporto energia/volume (costituiscono una forma di energia concentrata); sono facilmente trasportabili e immagazzinabili, costano apparentemente poco e possono essere impiegati in molteplici usi. Di contro, presentano numerosi svantaggi: in primis sono estremamente inquinanti e il loro uso massivo ha determinato dalla Rivoluzione Industriale ad oggi un incremento del 39% della concentrazione di CO 2 in atmosfera con gravissime conseguenze sul sistema climatico. Inoltre sono fonti energetiche non rinnovabili (il processo di fossilizzazione della sostanza organica è molto lungo, dura milioni di anni) e il loro utilizzo ai ritmi attuali pregiudica la loro disponibilità per le generazioni future.

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Il termine “ olio essenziale ” è una contrazione dell’ originale “olio per eccellenza”. Questo nasce dall’ idea aristotelica che la materia sia composta da quattro elementi: fuoco, aria, terra e acqua. Il quinto elemento, o quintessenza, è stato poi considerato come forza spirituale o forza vitale. La distillazione e l’ evaporazione sono state pensate per essere processi di rimozione dello spirito dalla pianta e questo si riflette anche nel nostro linguaggio in quanto il termine “liquori” è usato per descrivere bevande alcoliche distillate come acquavite, whisky. Gli oli essenziali sono di natura fisica e composti da miscele complesse di sostanze chimiche .

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L’ Organizzazione internazionale per la standardizzazione (ISO) nel loro vocabolario (ISO/D1S9235.2) definisce l’ olio essenziale come un prodotto ottenuto per distillazione con acqua o vapore oppure mediante lavorazione meccanica di scorze di agrumi o per distillazione a secco di materiali naturali . Dopo la distillazione, l’ olio essenziale è fisicamente separato dalla fase dell’ acqua.

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Gli oli essenziali (noti anche come oli volatili ) sono i materiali di base dell’ aromaterapia . Sono fatti da essenze profumate presenti in molte piante . Queste essenze sono realizzate in speciali cellule vegetali, spesso sotto la superficie di foglie, cortecce o bucce, utilizzando l’ energia del sole e gli elementi dell’ aria, del suolo e dell’ acqua. Se la pianta viene schiacciata, l’ essenza e la sua fragranza unica vengono rilasciati.

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Quando le essenze vengono estratte dalle piante in modo naturale, diventano oli essenziali . Possono essere distillati con vapore e/o acqua o pressati meccanicamente. Gli oli prodotti con processi chimici non sono considerati veri e propri oli essenziali .

estratte dalle piante in modo naturale, diventano oli essenziali oli prodotti con processi chimici non sono considerati veri e propri oli essenziali

Ci sono molti oli essenziali utilizzati nell’ aromaterapia, tra cui quelli di camomilla romana, geranio, lavanda, albero da tè, limone, legno di cedro e bergamotto. Ogni tipo di olio essenziale ha una diversa composizione chimica che influisce su come odora, come viene assorbito e come viene utilizzato dal corpo. Anche gli oli provenienti da varietà di piante della stessa specie possono avere composizioni chimiche diverse l’ una dall’ altra. Lo stesso vale per le piante coltivate o raccolte in modi o luoghi diversi.

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